"Il primo gesto di ogni vero viaggio ha qualcosa di lento. Non credete a chi si mostra deciso, privo di dubbi e incertezze. Nasconde sensazioni incomprensibili e contraddittorie. Lui stesso non vuole crederci: ha sognato e desiderato per mesi questo momento e ora come è possibile che non voglia più partire? E' qualcosa di inspiegabile. Nasconde, dietro il sorriso, una stanchezza improvvisa, un indefinibile senso di solitudine. Nella sua testa stanno passando, come cavalli al galoppo, mille sagge ragioni che suggeriscono di non andare.
La partenza è un momento di fine e di inizio. E' necessario, credetemi, trovare coraggio. Occorre coraggio nel cancellare ogni dubbio e affrontare quel "momento di fare spazio al proprio sogno-bisogno". E ne occorre tanto per sciogliere gli ormeggi e mollare la cima che ci tiene legati alla banchina. "Fa' salpare il tuo sogno, ficcaci dentro la tua scarpa", dice il poeta romeno Paul Celan. Non sempre è facile. Non tutti ci riescono. E io provo una malinconica comprensione (ma al contempo briciole di invidia) per chi non ce la fa". E poi continua. queste sono parole dal primo capitolo, Ismaele non smetterà di navigare... sono parole. Le ha scritte Semplici, Andrea Semplici. Lui. Conosco.
E
Capito per caso. Non per caso, Marco. Forse capiterai per caso anche tu. Sono all'altro capo del mondo. In un'isola dove fa caldo persino a me. E mi muovo fra paesaggi che spezzano l'idea che hai dei tropici. Cerco un equilibrio. Poi, mentre la notte si fa pastosa, incappo nelle tue parole, già antiche di un mese. Ci volevano. Andrò a brindare a Pilin, un vecchio che fa succhi di lechosa, come qui chiamano la papaya.
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