Ero soldato in missione in un paese lontano, quando rimasi vittima dello scoppio di una granata. La mia salma venne rimpatriata.
Io sono un uomo nuovo. Sono una salma che ride. Sono felice perché ho trovato chiarezza.
Cominciai a bussare contro il coperchio della bara già verso la fine del viaggio, ma i colpi risuonarono invano nella stiva dell'aereo.
Mi sentirono bussare all'arrivo, quando, resimi i doverosi onori con musiche di rito e discorsi di commiato, calò il silenzio.
Scoperchiata in fretta la bara dai presenti, io ne uscii da subito con due grandi colpe: quella di essere un eroe mancato e quella di non potere fare a meno di ridere.
Ma fra una risata e l'altra, io tentavo di parlare: usavo una lingua nuova, per me e per gli altri. Una stranezza questa, che mi derivava sì dalla botta presa (fu lo spostamento d'aria causato dalla bomba a scaraventarmi contro un porco, che nello sfortunato testa a testa morì a sua volta, lui per davvero), ma pure da ciò che vidi nell'aldilà prima di ridestarmi. Sogno o morte temporanea che fosse, sta di fatto che nell'aldilà ebbi il tempo di assistere a un fenomeno incredibile: fenomeno che mi permise di leggere con chiarezza sconvolgente la realtà contemporanea dell’aldiquà. Il mio tentativo di parlare derivava dalla forte volontà di rivelare a tutti quel segreto. Nell'aldilà vidi alcuni morti ammazzati dei secoli scorsi: li vide compiere un’azione mirabolante. Nel mentre mi capitò pure un'altra cosa straordinaria: lessi fiumi di libri di ogni epoca, di cui come d'incanto mi scorrevano le pagine davanti agli occhi e ogni parola, ogni pagina, ogni frase e pensiero mi rimanevano indelebilmente impressi. Fu così che scoprii nuovi linguaggi e pensieri e vicende e, conseguentemente, rinnovai lingua e cultura e acquisii una nuova coscienza civile.
Hilario Halubras non è il mio vero nome, bensì il mio nuovo nome: prima mi chiamavo Mario Rossi. Hilario Halubras è l'approssimata riproduzione lessicale della mia risata, variamente declinabile: hi-la-rio-ha-lu-bras, bras-ha-lu-rio-hi-la, rio-ha-la-hi-bras-lu ecc. Io ho ora un'identità onomatopeica. Girerò per le vie e le piazze e tenterò di parlare, fra una risata e l'altra, per rivelare il segreto che carpìi nel buio di una bara, morto apparente in terra lontana.
Bisogna però precisare che non sono un morto resuscitato. Più che altro sono un vivo morto per poco, per potere correre allegro tra i vivi e rivelare evidenze nascoste. Evocando il passato, smaschero e vivo il presente.
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